Lorenzo, dal Piemonte al Sudafrica in 48 ore

“Ho deciso di partire all’improvviso e per caso. All’apparenza non ci ho ragionato molto: quarant’otto ore. Penso di aver preso tutti completamente alla sprovvista. Soprattutto me stesso. In realtà credo sia stata una scelta maturata qualche mese prima, dopo l’ennesimo colloquio infruttuoso. Fino a quel momento avevo avuto varie esperienze lavorative, più o meno lunghe, ma non avevo una professionalità ben definita e a trentasei anni non era semplice trovare un’opportunità. A quel punto la soddisfazione professionale era una chimera, neanche da prendere in considerazione e avevo perso la speranza di riuscire a trovare un lavoro che mi garantisse un minimo di stabilità. Avevo la nausea del ‘troppo/troppo poco qualificato’, della routine di mandare curricula che nella stragrande maggioranza dei casi non ricevono risposta.

Il fidanzato di quella che era la mia manager durante uno degli eventi per cui lavoravo, viveva e lavorava in Sudafrica già da alcuni anni ed era innamorato del paese. Me l’ha venduto bene, devo dire. Probabilmente avevo bisogno di un posto di cui non sapevo nulla. Spostarsi a Londra per diventare l’ennesimo cameriere italiano non sembrava una scelta che potesse portare molto lontano. L’ignoranza totale della situazione mi ha impedito di crearmi blocchi mentali a priori. Sembra folle a posteriori. E forse una componente di follia c’era in quel periodo. Sicuramente sono entrato in una fase in cui ero completamente concentrato su me stesso e sul fatto che vivevo questa scelta come un’ultima occasione. È stato senza dubbio il periodo più egoista della mia vita. Ad ogni modo la situazione si è evoluta velocemente e nell’arco di due mesi avevo trovato lavoro a Cape Town, altri tre ed ero qui. A quanto pare non sempre la disperazione è cattiva consigliera.”

Pubblicato il 22.04.2021

da: Villarbasse (TO)
a: Cape Town, Sudafrica

#villarbasse #capetown #sudafrica #scapàdaca #piemontesinelmondo

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Pubblicato il 22.04.2021

da: Villarbasse (TO)

a: Cape Town, Sudafrica

#villarbasse #capetown #sudafrica #scapàdaca #piemontesinelmondo

“Ho iniziato lavorando in un call center, lavoro ancora oggi per la stessa azienda, ma ho cambiato ruolo sette volte negli ultimi sette anni e mezzo. Si tratta di un’azienda in crescita che opera su mercati internazionali, quindi le opportunità di mobilità interna non mancano. Da operatore call center, ho occupato una posizione di management e mi sono progressivamente spostato verso mansioni più tecniche.
Una delle scoperte più soddisfacenti è stato constatare che la mia tanto vituperata laurea in Storia mi ha insegnato a trattare i dati in modo critico. Quella è la direzione che ho preso e al momento mi occupo di programmazione nell’ambito dei dati, un mercato che è in forte e costante espansione. Quante realtà in Italia permettono questo tipo di mobilità interna? Ovviamente non tutte le aziende in Sudafrica sono come quella per cui lavoro, tutt’altro. Credo che non sia soltanto un problema di quanto un’azienda cresca, ma anche di un discorso di cultura industriale. Se una forte mobilità, dal punto di vista del lavoratore, significa opportunità di crescita e di apprendimento, da quello dell’azienda significa trovare la collocazione migliore per un individuo all’interno di un’organizzazione, e quindi quella più redditizia.
A me pare che in Italia la lealtà sia molto più apprezzata della potenzialità. Per fare un esempio, è tipica la reazione dei recruiter a fronte del fatto di avere molte esperienze diverse sul curriculum: all’estero sembra spesso esser interpretato come indice di dinamismo, in Italia esattamente il contrario.”

Pubblicato il 23.04.2021

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Pubblicato il 23.04.2021

“In Sudafrica la gente sorride e ride molto più che in Italia. In generale le interazioni tra le persone sono più morbide. Non c’è la frenesia dell’Europa con cui fare i conti, poi ci sono luce, sole e natura che fanno da contorno, quasi niente inquinamento. E Cape Town è una gioia per gli occhi.
D’altro canto, mi manca una certa profondità delle relazioni umane che qui, forse per questioni culturali, non ho trovato se non raramente. Mi mancano le piazze, e nella mia testa forse questa cosa rientra nella stessa categoria: le relazioni sono diverse, gli spazi riflettono queste differenze.
A tratti mi manca il senso di sicurezza. Non che viva nel terrore o niente del genere, ma il livello di criminalità nel paese è significativo e ci sono aree dove semplicemente non si mette piede senza una buona ragione. Immagino questo sia vero per tutti i paesi dove la forbice tra ricchi e poveri è così accentuata.”

Pubblicato il 24.04.2021

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Pubblicato il 24.04.2021

“Al momento francamente tornare in Italia non mi sembra una scelta praticabile. Non mi dispiacerebbe avvicinarmi però, amici e famiglia mancano e il Sudafrica è parecchio lontano. Qui abbiamo avuto uno dei lock down più restrittivi al mondo. Da straniero, le tue reti sociali non sono solide quanto quelle che hai a casa. Stare da solo in casa tutto il giorno e vedere per mesi la tua vita girare esclusivamente intorno al lavoro mi stava mandando al manicomio. E non poter tornare a casa, nemmeno a fronte di un’emergenza, è un carico emotivo notevole. Sicuramente ha acuito il senso di solitudine e isolamento. Tuttavia momenti belli qui ce ne sono stati parecchi e, a parte la mia prima promozione sul lavoro, quando ho avuto conferma che le cose stavano iniziando ad andare nella direzione sperata, sono tutti legati in un modo nell’altro alla natura: il primo safari, un’uscita in surf con i delfini, un weekend in campeggio. Detto così non suona particolarmente impressionante, ma immagino che la natura qui sia una cosa di cui fare esperienza diretta.”

Pubblicato il 26.04.2021

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Pubblicato il 26.04.2021

“Sinceramente non vedo molte somiglianze tra sudafricani e piemontesi. Ma potrei sbagliarmi. La questione dell’identità culturale in Sudafrica è talmente un ginepraio che sicuramente si possono trovare similitudini. Tuttavia, che gli italiani siano ovunque non è una novità e il Sudafrica non fa differenza. Ho un paio di amici che sono di Torino, conosco altri piemontesi sia qui a Cape Town che a Johannesburg. Tra questi conosco una persona che è venuta qui nel 1949 da Avigliana e la sua storia è interessante. Mi è stato raccontato che la fabbrica Nobel, subito dopo la guerra, era sorvegliata da truppe Sudafricane che, a quanto pare, hanno fatto reclutamento: l’industria mineraria sudafricana aveva bisogno di esperti in esplosivi e diverse persone, a quanto pare, si sono trasferite da Avigliana alla zona di Johannesburg.”

Pubblicato il 27.04.2021

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Pubblicato il 27.04.2021

L'itinerario di questa storia 

Scapà da ca è un progetto di della Fondazione Enrico Eandi, fondazione culturale piemontese dedita alla valorizzazione, divulgazione e promozione del patrimonio culturale del Piemonte.